n. 4/2015

Alessandro Boscati Il licenziamento disciplinare nel contratto a tutele crescenti

L’A. valuta il nuovo apparato sanzionatorio introdotto dal d.lgs. n. 23/2015 con particolare riferimento al licenziamento disciplinare. Vengono riassunti gli ambiti di applicazione del d.lgs. n. 23; ci si interroga poi sulla compatibilità di tale soluzione con la normativa comunitaria. L’A. si sofferma ad analizzare la portata della tutela indennitaria: il ruolo del giudice è limitato ad un’operazione aritmetica nella determinazione del quantum calcolato sull’ultima retribuzione utile per il TFR Tale scelta risulta però criticabile: l’art. 2120 c.c. ammette la possibilità che la contrattazione collettiva possa derogare alla nozione legale, anche limitando la base di computo dell’ultima retribuzione utile; ciò potrebbe concretizzarsi in una lesione del principio di libertà sindacale. L’A. analizza l’unica ipotesi in cui è prevista la tutela reintegratoria, ossia l’insussistenza del fatto materiale, comunque esclusa ogni valutazione circa la sproporzione del licenziamento; tale scelta risente della sentenza Cass. n. 23669/2014. L’esclusione di ogni valutazione giudiziale sulla proporzionalità del licenziamento comprime sia il potere del giudice sia il ruolo degli attori sociali: il contratto collettivo sarebbe limitato a individuare esclusivamente i comportamenti legittimanti il licenziamento. La “dimostrazione diretta in giudizio” dell’insussistenza del fatto rappresenta un onere probatorio posto in capo al lavoratore, successivo a quello del datore ex art. 5, l. n. 604/1966; la locuzione “direttamente” attiene alla necessità di accertare i fatti esclusivamente all’interno del giudizio, e non anche ad un divieto di utilizzazione delle presunzioni. La mancata comunicazione dei motivi e la totale assenza di contestazione devono ascriversi all’ipotesi di “mancanza del fatto materiale contestato”, con applicazione della tutela reintegratoria. Infine, è valutata negativamente l’inapplicabilità del rito Fornero ai licenziamenti intimati ai lavoratori assunti successivamente al 7 marzo 2015. Ciò può comportare un incremento dei ricorsi ex art. 700 c.p.c.


Alessandro Boscati Employment Contracts with Rising Protection and Disciplinary Dismissals

This paper is concerned with the new sanctions laid down in Legislative Decree No. 23/2015, placing special reference to disciplinary dismissals. An overview is provided of the main scope of application of this provision, although questions arise as to whether it complies with EU legislation. The author focuses on the fact that the tribunal is only tasked with calculating the amount of severance pay, based on workers’ last salary. However, Article 2120 of the Italian Civil Code allows for collective bargaining to refer to national legislation on this point, with the risk of undermining the right to freedom of association. The paper goes on to examine the only case when reintegration is possible, that is due to a lack of evidence, and the fact that no measures are taken when the dismissal is seen as a disproportionate disciplinary measure, a move that is affected by Ruling No. 23669/2014 of the Italian Supreme Court (Corte di Cassazione). Ruling out the possibility to provide a legal assessment of the appropriateness of dismissals limits the power of the courts and social actors, for collective agreements will be only required to list those cases when making the worker redundant is legally possible. It is now up to the employer and the worker to directly demonstrate that the latter has been unfairly dismissed following ex Article 5 of Law No. 604/1966. “Directly” refers to the need to ascertain the facts for legal purposes and not to prohibition of the legal presumption. Failing to communicate the reasons justifying the dismissal and to challenge the employer’s decision shall be regarded as a “lack of evidence” as and reintegration will be possible. Finally, a negative assessment is given of the impossibility to apply the Fornero Law in relation to the dismissal of workers hired after 7 March 2015. This might lead to an increase in the appeals against the employer’s decision in accordance with Article 700 of the Italian Code of Civil Procedure.

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