n. 4/2013

Matteo Borzaga Contrattazione collettiva di prossimità e disciplina delle mansioni: una via per aumentare la flessibilità interna del rapporto di lavoro e la produttività delle imprese?


Contrattazione collettiva di prossimità e disciplina delle mansioni: una via per aumentare la flessibilità interna del rapporto di lavoro e la produttività delle imprese? – Il saggio trae le mosse dai mutamenti che hanno caratterizzato, nel passaggio dal fordismo al post-fordismo, il sistema produttivo di molte imprese italiane, rendendo necessaria una maggiore flessibilità nell’organizzazione delle prestazioni di lavoro. Di fronte a tali mutamenti, il legislatore, le parti sociali e la giurisprudenza hanno reagito in modo non sempre coerente, soprattutto in merito ad una serie di istituti, qual è quello delle mansioni del lavoratore, che assume, potenzialmente, un ruolo assai rilevante nel processo di adattamento dell’attività solutoria di questi all’organizzazione aziendale post-fordista. In effetti, la regolamentazione di tale istituto (sia per quanto concerne l’affidamento iniziale delle mansioni, sia per quanto attiene alla possibilità, in capo al datore di lavoro, di variarle nel corso del rapporto di lavoro) è molto risalente nel tempo e dunque in sé e per sé decisamente rigida; inoltre, essa è stata ed è ancor oggi assai rigidamente interpretata sia dalle parti sociali che dalla giurisprudenza. A fronte di tale situazione, l’A. si domanda se esistano strumenti giuridici in grado di superare l’impasse e individua quello potenzialmente più efficace nella c.d. “contrattazione collettiva di prossimità”. Un istituto che, se usato in modo accorto e parsimonioso dalle parti sociali a livello territoriale e/o aziendale, potrebbe condurre ad una regolamentazione più flessibile delle mansioni proprio in una logica di adattamento delle prestazioni lavorative alle esigenze del mutato sistema produttivo delle imprese, favorendo anche l’incremento della produttività. Nel mettere in luce le potenzialità positive di tale istituto, peraltro, il medesimo A. non manca di sottolineare come le numerose tensioni politico-sindacali addensatesi attorno ad esso ne stiano decisamente depotenziando la portata e come dunque sia sempre più urgente, in tema di mansioni del lavoratore, un intervento risolutivo del legislatore.


Matteo Borzaga Decentralised Collective Bargaining and the Regulation of Workers’ Duties for Increasing Internal Flexibility and Company Productivity

This paper takes as its starting point the changes occurring in many Italian firms following the shift from the Fordist to the post-Fordist model of production, giving rise to the need for greater flexibility in work organization. Various responses to this issue have been provided by legislation, case law, and the social partners. This is the case if one considers the provisions laid down to regulate the workers’ duties, which play a key role in the process of adaptation to new organizational models. The provisions governing the tasks to be performed by workers, as well as the legal interpretations provided by case law and the social partners, are still too rigid. For this reason, there is a need to reconsider the regulation of job descriptions and the scope for the employers to modify the em-ployees’ tasks at a later stage. In the author’s view, in order to deal with the lack of flexibility in this regard, the recourse to decentralized collective bargaining could be a viable solution. Collective bargaining at a local level might bring about more flexible forms of regulation, enhancing the adaptability to new productive systems while increasing the levels of productivity. While highlighting the potentials of decentralized collective bargaining, the author makes reference to the heated debate taking place among trade union leaders and policy-makers which risks narrowing down the scope of this level of bargaining. The author concludes by arguing that a legislative intervention to regulate the workers’ duties is now an urgent matter.

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